Chi Sono

Sono Marco Catellacci e sono nato nel 1985 a Firenze, durante la più grande ondata di freddo che si ricordi.

Il termometro segnava -20, le strade erano bloccate dalla neve e la gente attraversava l’Arno camminando sul ghiaccio.

Non proprio il momento più comodo per nascere.

Forse sarà un caso, ma il tempismo per me è sempre stato a dir poco fondamentale.

Vivevo con la mia famiglia in campagna, a 6 km dal paese più vicino e a 15 km da scuola. I miei genitori fin dai primi anni hanno sempre organizzato le proprie giornate in base ai miei impegni: portarmi a scuola, dagli amici, agli allenamenti di basket, ogni spostamento era cronometrato e pianificato fin nei minimi dettagli.

L’organizzazione era talmente perfetta che la mattina ero in grado di svegliarmi, prepararmi, fare colazione e salire in macchina in meno di 15 minuti. Ero già talmente esperto di tempi e metodi che avrei potuto dirigere una catena di montaggio prima ancora di finire le medie.

Ancora oggi in tanti mi fanno notare che non è normale che in tutta la mia vita sarà capitato 3-4 volte che arrivassi in ritardo.

Se mi avessero conosciuto ai tempi delle scuole e avessero visto l’organizzazione rigidissima che avevamo in casa non si sorprenderebbero affatto.

Questa organizzazione maniacale era però stressante sia per me che per i miei, tanto che appena feci 14 anni mi comprarono il motorino senza pensarci un secondo di più.

A 15 anni avevo già fatto più km (e rovinose cadute) di tutti i miei compagni di classe messi insieme.

Sarà che passare dal regime assoluto alla totale indipendenza a quell’età è una botta di vita a cui è difficile resistere, ma che fuori splendesse il sole o stesse venendo giù il diluvio universale per me ogni scusa era buona per andare fuori a bruciar benzina.

Dato che non avevo molti soldi mi sono da subito dovuto ingegnare per cercare di consumare meno senza rinunciare alla mia libertà. Pur di risparmiare ho smontato subito bauletto e parabrezza e li ho abbandonati a prendere polvere in garage, facevo tratti in discesa anche di 1 km a motore spento, non acceleravo mai bruscamente ma cercavo di mantenere una velocità costante sia a strada libera che in mezzo al traffico.

Ho perso il conto di quante volte col mio stile di guida ho rischiato di sfracellarmi e di quanti insulti ho ricevuto da chi era in macchina fermo in coda mentre gli sfrecciavo a 60 all’ora a 1 centrimetro dallo specchietto.

I miei amici coi loro motorini truccati andavano tutti più forte di me, ma mentre loro si vantavano delle loro marmitte Polini e delle “tirate” in discesa a 120 all’ora io sono sempre andato orgoglioso degli oltre 40 km che facevo con un litro. Per un ragazzo di 1.90 e 90 kg su un Malaguti Phantom 50, era un risultato da guinness dei primati.

La mania per il risparmio di carburante è andata avanti anche quando ho preso la patente.

Per andare all’università mi ero comprato un Honda SH 150, lo scooter con i consumi più bassi in circolazione ai tempi, che in mano mia consumava ancora meno di quanto dichiarato dalla casa costruttrice.

È stato proprio in quegli anni che ho cominciato a pensare a come poter far consumare ancora meno sia il mio scooter che la Punto di mio padre che prendevo la sera per uscire.

Ho scoperto delle potenzialità dell’idrogeno un po’ come tutti, dai libri di Jeremy Rifkin. Mi sono talmente appassionato al modello di futuro che delineava pagina dopo pagina che decisi di farci sopra la mia tesi di laurea. Correva l’anno 2007, praticamente la preistoria del mondo dell’energia.

La conclusione a cui giunsi è che l’idea di un’intera Economia all’Idrogeno promossa Rifkin era affascinante ma la tecnologia per portarla avanti ancora non era pronta. E non è pronta neanche oggi che di anni ne sono passati 10.

Sull’onda della passione per il risparmio energetico ancora più esaltata dalla tesi ho fatto anche un Master in Energy Management e per 8 anni mi sono occupato di energie rinnovabili, diventando un esperto nel mio settore tanto da arrivare a scriverci sopra un libro che trovi ancora in vendita su Amazon.

Pur occupandomi di fotovoltaico e bollette elettriche ho sempre mantenuto un occhio verso l’evoluzione che stava avvenendo dell’idrogeno, in attesa che qualcuno arrivasse a brevettare e a mettere in commercio qualche apparecchio in grado di sfruttare le enormi qualità di questo elemento.

Oggi, circa 10 anni dopo le nottate passate sui libri sono orgoglioso di poterti presentare la prima applicazione concreta dell’idrogeno al settore automotive.

Non parlo di auto futuristiche che fanno il pieno in distributori che ancora non esistono (e che probabilmente non esisteranno mai), ma di kit da poter installare già oggi sulla tua auto per ridurne drasticamente i consumi e le emissioni.

Non oso immaginare quanto 15 anni fa mi sarei vantato di avere il primo scooter che sfruttava anche l’idrogeno (e quanto mi avrebbero preso in giro per questo), peccato che ai tempi uno sviluppo del genere non era neanche immaginabile.

Ora che l’idrogeno è una realtà applicabile a tutti i motori benzina e diesel, dalle auto ai camion, dai trattori alle barche, e non solo abbatte consumi ed emissioni ma permette anche di aumentare le prestazioni del motore mi rendo conto che non ero pazzo, ero solamente in largo anticipo.

Adesso è il momento giusto, l’idrogeno è finalmente realtà.

Non restare indietro, smetti di consumare più del necessario.

Se ancora non lo hai fatto SCARICA LA GUIDA e scopri quanto l’idrogeno può fare per te ADESSO.

Facebook Comments